Corridore del Cila

_MG_8378Il Corridore del Monte Cila”, (fonte Raffaele Ciccarelli) una piccola statuetta bronzea ritrovata nei pressi di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta. Il Monte Cila (Akila), in località Piedimonte Matese (già d’Alife), é una delle più accreditate sedi dell’insediamento sannita, qui, scavando nella sua struttura costituita da tre doppi gradon, è stata trovata la statuetta. Qui si trovano le tracce del più antico insediamento umano sul territorio, riconducibili all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro. Le teorie degli studiosi non sono concordi, individuando alcune il villaggio come “insediamento sannitico arroccato sul Monte Cila e difeso da mura megalitiche, espugnato dai Romani nel 326 a.C.”; per altri un tale tipo di insediamento stanziale non è mai esistito, con il luogo rifugio occasionale per abitatori della vallata (Piedimonte Matese di D. B. Marrocco, Ed. ASMV, 1980).
In questo contesto è stata ritrovata la nostra statuetta nel 1928, di 111 millimetri di altezza, attribuita, secondo l’archeologo Amedeo Maiuri alle officine metallurgiche di Capua o Cuma, “splendido prodotto d’arte provinciale campana sotto l’influenza greca della costa”. Essa raffigura, in apparenza, un atleta, corridore appunto, non tanto nell’atto della corsa quanto in quello di un giro d’onore, sventolando sulla propria testa, nella mano destra, quella che sembra una corona d’alloro, simbolo dei vincitori nell’antichità. Quello che si lascia ammirare, in questa figura, è la plasticità della forma e l’armonia delle proporzioni, tanto da dare la netta sensazione del movimento. L’atleta raffigurato è estremamente esile ma con i muscoli perfettamente dettagliati, a trasmettere veramente un senso di leggiadria e di proporzione, tipico dei ginnasti o dei ballerini. Nella sua posa, a ben vedere, infatti, si può riscontrare quella che può essere una figura di volteggio di un ballerino classico o, se vogliamo avvicinarci a qualcosa di un po’ più moderno, una piroetta di un danzatore di flamenco. Colpisce un attimo questo presunto momento di esaltazione personale, con lo sventolamento della corona d’alloro. In genere questi reperti sono giunti a noi o come rappresentazione statica di armonia corporea, si pensi ai Bronzi di Riace, o nell’estremo sforzo del gesto atletico, tipo il Discobolo di Mirone, raramente in un tale atto di trionfo personale. Questo, però, nulla toglie alla bellezza del reperto, ulteriore testimonianza di quello che era, e dovrebbe ancora essere, l’essenza del gesto sportivo.
E’ visibile nel “MU.CI.RA.MA.”  (Museo Civico Raffaele Marrocco)  di Piedimonte Matese (CE) nel complesso monumentale del Convento di San Tommaso D’Aquino.
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